Biografia

 

Renato Brozzi, 1923
Brozzi assieme a Strobel e Bocchi a Torrechiara
Brozzi assieme ai pittori Barilli, Strobel e Bocchi a Torrechiara

Renato Brozzi (Traversetolo, 1885-1963) fu un cesellatore e scultore affermato.

Nacque a Traversetolo il 10 agosto 1885 da Igino, un barbiere appassionato di musica e suonatore di flauto, e da Anna Martini. Primogenito di cinque figli, nella bottega del padre imparò ad amare Verdi e la poesia popolare, ma la sua attenzione fu attratta fin da subito dall’osservazione della natura e particolarmente degli animali.

Nel 1900, terminata la scuola, allora limitata alle prime tre classi elementari, Brozzi entrò a lavorare nella locale Fonderia Artistica di Giuseppe Baldi, dove cominciò a praticare l’arte dello sbalzo e del cesello dimostrando un talento precoce e straordinario.

Non gli mancarono maestri qualificati: il pittore Daniele de Strobel (1873-1942) gli aprì la strada per l’Accademia di belle arti di Parma, che Brozzi frequentò dal 1903 al 1905 terminando in soli tre anni il corso, di regola quinquennale, sotto la guida di Cecrope Barilli (1839-1911). Il 1905 è l’anno della sua prima apparizione in una pubblica mostra: all’Esposizione artistica parmense presentò un piatto d’argento sbalzato e cesellato a motivi floreali di delicata leggiadria che suscitò l’interesse della critica locale.

Grazie ad un sussidio offerto da alcuni concittadini e al successivo contributo dell’Amministrazione comunale di 300 lire, nel 1907 Renato Brozzi si trasferì a Roma per frequentare la Scuola di Nudo e la Regia Scuola d’Arte della medaglia, che contribuì ad orientarne lo spiccato talento inventivo verso formule di maggiore semplificazione plastica.

Ed è appunto a Roma che comincia l’ascesa artistica dell’artista traversetolese a livello nazionale e internazionale: ad alcune sue opere tocca l’onore dell’acquisto per la Casa Reale e per la Galleria d’Arte Moderna dell’Urbe, altre vengono acquistate dalla Galleria d’Arte Moderna del Castello Sforzesco di Milano e dal Museo artistico-industriale di Roma, mentre già nel 1910 Brozzi risulta presente alle principali manifestazioni d’arte organizzate all’estero, a Bruxelles, a Buenos Aires, a Gand e, nel 1915, a San Francisco.

Renato Brozzi al lavoro negli anni 50
Renato Brozzi al lavoro negli anni 50

Membro dell’Accademia di belle arti di Brera dal 1910 e di quella di Parma dal 1911, nominato accademico di merito dell’Accademia di San Luca nel 1919, accademico clementino nel 1926, fu eletto membro del consiglio direttivo della Scuola d’Arte della Medaglia dal 1930 al 1962.

Nel 1919 vinse il concorso bandito dalla Zecca per la realizzazione della moneta in rame da 10 centesimi proponendo per il rovescio l’immagine antieroica ma efficacemente allusiva dell’ape che trae succhi da un fiore avaro come il papavero.

Al 1919 risale il suo primo incontro con Gabriele D’Annunzio, avvenuto a Venezia, dove l’artista si era recato per presentare la “Spada d’onore” realizzata per le onoranze ad Armando Diaz. Colpito dall’estro inventivo e dalla straordinaria esecuzione tecnica del trofeo, il poeta affidò quella sera stessa a Renato Brozzi la prima di una lunga serie di commissioni, sempre genialmente interpretate dall’artista, che da quel momento avviava col “Comandante” un sodalizio profondo e importante.

La straordinaria perizia tecnica valse a Brozzi nel 1936 il prestigioso incarico del restauro del cosiddetto “Tesoro di Marengo”, un considerevole numero di argenti sbalzati di epoca romana venuti alla luce nel 1928, in seguito ad una scoperta fortuita nei pressi di Alessandria, che l’artista eseguì con la collaborazione del conterraneo Mario Minari (1895- 1962), riuscendo a restituirli alle forme originarie e al primitivo splendore.

Vinse numerosissimi premi e partecipò con regolarità ad esposizioni di rilievo nazionale, come la Biennale di Venezia, cui presenziò per l’ultima volta nel 1954. A partire da questa data, pur continuando ad operare appartato, lavoratore sempre instancabile e fecondissimo, rifiutò di impegnarsi in successivi appuntamenti espositivi, ritirandosi in una sorta di volontario isolamento.

Nel 1962 tornava definitivamente a Traversetolo, con cui aveva sempre mantenuto contatti frequenti e fattivi, offrendo la sua prestigiosa collaborazione o il suo consiglio artistico nella realizzazione o nel rifacimento di opere pubbliche. Qui si spegneva il 21 marzo 1963, destinando all’Amministrazione Comunale tutte le opere plastiche e grafiche ancora in suo possesso in segno di riconoscimento per l’aiuto ricevuto.

 

Renato Brozzi e D’Annunzio

“Tu sei una specie di Orfeo plastico, di continuo seguito da una torma di animali viventi”
Gabriele D’Annunzio a Renato Brozzi, 1931

Gabriele D'Annunzio
Gabriele D’Annunzio
Renato Brozzi al Vittoriale con Gabriele D'Annunzio
Renato Brozzi al Vittoriale con Gabriele D’Annunzio

Quando Brozzi conobbe Gabriele D’Annunzio era ormai un artista affermato da un decennio le sue opere facevano spicco alle mostre dei centri maggiori e il suo nome circolava per l’Italia, sempre collegato a manufatti di grande fascino.

I due si incontrarono la sera del 3 settembre 1919 a Venezia: il poeta, colpito dalla sontuosità decorativa della “Spada d’onore” per il “Generalissimo delle armi italiane” Amando Diaz, realizzata da Brozzi su ideazione di Ettore Tito, decise di invitare il giovane “artiere” a cena alla Casetta Rossa sul Canal Grande. Da questo momento ebbe inizio il rapporto non solo di committenza ma anche di personale amicizia, con momenti di strettissima intesa, fra D’Annunzio e l’artista che ne diventò il prediletto “animaliere”, come documenta l’affettuoso dialogo epistolare intercorso per vent’anni fra i due corrispondenti, e di cui solo la morte di D’Annunzio, sopraggiunta la sera del 1° marzo 1938, spezzerà il filo.

Con il costituirsi dell’abitazione di Cargnacco, a Gardone Riviera, nella struttura attuale, inesorabilmente tracimata dall’iniziale concezione di “casa rustica” ad una impostazione monumentale da vero “Tempio della Vittoria”, D’Annunzio commissionava a Brozzi numerosi oggetti d’arredo per completarne la fastosa magnificenza e moltissime “inezie squisitissime”, ovvero piccoli doni simbolici (anelli “aquilini”, scatole portasigarette, ciondoli ed altri oggetti di oreficeria a motivi animalier) con i quali omaggiare i sempre più numerosi visitatori del Vittoriale.

Nel corso di quasi vent’anni D’Annunzio, divorato da un’ansia febbrile di accumulo, sollecitò la fantasia creativa di Renato Brozzi con commissioni di ogni tipo: la Coppa del Benaco, premio per gare di idrovolanti sul lago di Garda (1921); la Targa ad Arturo Toscanini, con un leone reggente fra le zampe un cetra; la Coppa del liutaio (1922-23) a ricordo di Gaspare da Salò, donata da D’Annunzio alla Società Canottieri del Garda di Salò per le annuali “giostre nautiche” disputate sulle acque gardesane; un Servizio di undici piatti d’argento per il “refettorio di Cargnacco”, decorati nella tesa con il motivo del cordiglio francescano, motti latini e simboli cristiani (1922-23); la Tartaruga Cheli, (1925-1928), un sontuoso oggetto decorativo realizzato adattando testa, arti e coda in bronzo dorato alla corazza naturale di una vera testuggine, donata al poeta dalla marchesa Luisa Casati Stampa e morta di indigestione per un pasto profumato di tuberose; studi per gli Occhi alati (1930), motivo destinato a spille maschili per cravatte; studi per un Levriero, da collocarsi sull’arca destinata a sepoltura del poeta, al centro del Mausoleo per i legionari fiumani più fedeli, immaginato come una sorta di Walhalla latino per eroi ed eretto alla sommità del colle di Cargnacco che domina il Vittoriale.

 

L’Arte di Renato Brozzi

Renato Brozzi di Parma nelle sue targhette a sbalzo raggiunge una perfezione che, almeno in questo genere, non ha paragone con altri artisti europei; bisogna pensare ai giapponesi per trovargli degni compagni…”

Ugo Ojetti, «Corriere della Sera», Milano, 13 maggio 1909

La carriera artistica di Renato Brozzi abbraccia un sessantennio, occupando un posto di rilievo nella stagione del Liberty e del Decò, nel cui ambito l’artista mantenne tuttavia una posizione di indipendenza e di inconfondibile originalità, soprattutto nel campo dell’animalismo, in cui divenne specialista sia nel sottogenere del rilievo a sbalzo, sia nell’attività propriamente scultorea (statuette in bronzo o in metallo prezioso), accanto a personalità di spicco come Paul Jouve, Rembrandt Bugatti e Arturo Dazzi. Sul tronco dell’iniziale ripresa della grande tradizione rinascimentale italiana Brozzi seppe innestare l’amoroso interesse per la natura, e soprattutto per i singoli animali, cosa che gli avrebbe consentito di riuscire sempre a rappresentarli nella loro carnale vivezza, pur nella spiccata qualità decorativa determinata dalla sua straordinaria padronanza delle tecniche orafe.

Denominatore comune della sua opera rimase, in linea con quanto si andava affermando nel nostro Paese nel primo dopoguerra, l’ambizione di tenere vivo un eletto e speciale artigianato, sia per quanto riguardava le tecniche e l’abilità del loro impiego (e particolarmente nella specialità del rilievo a sbalzo e del cesello su metallo nobile), sia per quanto concerneva repertori e modi stilistici, in perfetta sintonia con il clima imposto da D’Annunzio tramite la scelta, per l’arredo del suo Vittoriale, di artisti con precisa vocazione alle arti applicate, in altre parole con intima natura artigianale.

La sua arte seppe esprimersi nei più diversi campi: bronzi celebrativi, coppe, trofei, medaglie, bronzetti, monete, targhe e piatti, sbalzati in diversi metalli e cesellati; ma anche gioielli e piccole sculture animaliste, fuse a cera persa in oro, argento, bronzo, o realizzate in pasta vitrea e terracotta.

 

La Produzione

La cospicua produzione artistica di Renato Brozzi è oggi dispersa tra collezioni private e musei. Alcuni dei suoi pezzi più noti ed importanti sono conservati presso la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera. Una buona parte di schizzi, bozzetti, e disegni dell’artista è tuttora chiusa nel segreto di stanze private, e particolarmente nelle case di Traversetolo, dove la sua fortuna è sempre stata fiorente.

Tra le sue opere di carattere pubblico vanno ricordate:

  • la Coppa del Benaco, trofeo commissionato da D’Annunzio allo scopo di onorare la memoria dei compagni di volo caduti per la patria, istituendo le gare di idrovolanti sulle acque del Garda nel nome di Giuseppe Miraglia (18831915), morto durante un volo di prova sulla laguna di Venezia (1921);
  • la Coppa del Liutaio, messa in palio alle gare di canottaggio sulle acque di Salò, donata da D’Annunzio alla Società salodiana Canottieri del Garda (1923);
  • la Vittoria angolare, monumento ai caduti della prima guerra mondiale collocato sullo spigolo del palazzo municipale di Traversetolo (1922-1923). Una copia della monumentale Nike di bronzo fu innestata sulla prua della nave Puglia al Vittoriale degli Italiani (1929);
  • la Vittoria alata, monumento commemorativo dei caduti della prima guerra mondiale realizzato per il comune di Casarano nel Salento (1923-1927);
  • il Gladio romano, donato al re del Belgio Alberto I dall’Associazione Mutilati Italiani (1926);
  • la Coppa Giuseppino Faelli, trofeo offerto in premio ai Balilla per le gare romane di sci (1927);
  • la Meravigliosa Cheli, gigantesca tartaruga in bronzo dorato che dà il nome alla stanza omonima al Vittoriale, commissionata da D’Annunzio (1925-1928);
  • la Coppa con aironi, corredata da una coppia di piatti e da due urne per votazioni segrete, commissionata dalla Cassa di Risparmio di Parma per la Sala Bocchi (1928);
  • il monumento a Fabio Bocchialini, eretto sulla cime del monte Caio (1933);
  • la Vittoria del frumento, una statuetta del peso di un chilogrammo d’oro montata su base d’agata rossa e nera, offerta dalla Federazione nazionale dei concorsi agrari al vincitore della “battaglia del grano” (1933);
  • il Trofeo Martini & Rossi, posto in palio col nome di Coppa d’oro quale trofeo supplementare alle gare motonautiche di Detroit (1937-1939);
  • La monumentale Campana di 30 quintali, offerta dal Sindacato Farmacisti Italiani a una chiesa cattolica di Addis Abeba (1938).

Nel Cimitero monumentale della Villetta di Parma Brozzi ha lasciato suoi lavori nell’Edicola Leoni, nell’Edicola Camorali e nel monumento sepolcrale per la tomba del cugino, il tenente Mario Grossi, caduto sul fronte del Piave nella guerra 1915-1918 e decorato al valor militare.

Altre produzioni riguardano gli arredi sacri, fra i quali si segnala un’intera fornitura d’altare del peso complessivo di trenta chilogrammi d’argento (undici pezzi cesellati, dorati ed impreziositi dall’innesto di pietre dure) eseguita nel 1936-1938, e donata alla Cattedrale di Parma nel 1970 dalla sorella dell’artista, Graziella Brozzi, oggi conservata presso il vescovado.

 

 

SalvaSalva

SalvaSalva